Laboratorio di Ontologia Applicata
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L’iniziativa di attivare presso il Dipartimento di Filosofia di Firenze un Laboratorio di Ontologia Applicata si incardina su considerazioni tanto esterne quanto interne alle discipline filosofiche. Le prime procedono dalla comunità scientifica globale e approdano alla filosofia, che, se non altro implicitamente, chiamano in causa. Le seconde seguono un percorso inverso: procedono dalla filosofia per investire altri domini scientifici e conoscitivi.
Esiste un interesse recente e crescente di alcuni settori tecnico-scientifici nei confronti di ambiti e temi di pertinenza filosofica. Si tratta soprattutto dell’attenzione che discipline quali l’informatica, l’ingegneria, la medicina o la fisica manifestano per le questioni ontologiche e metafisiche in senso lato.
Per ontologia si intende quella disciplina filosofica che studia, in generale, ciò che vi è e fornisce informazioni sull’essenza e sulla natura di ogni cosa. Individuando le determinazioni fondamentali di tutte le entità, l’ontologia mira a padroneggiare una comprensione concettuale dei caratteri più universali della realtà. Rientrano in tale classe di problemi aspetti di tipo definitorio (che cos’è un oggetto; che cosa è uno stato di cose; che cos’è un fatto; che cos’è un evento; che cosa è una persona, e così via); aspetti di tipo classificatorio (quando un’entità si dice contingente e quando necessaria, quando un’entità si dice indipendente e quando dipendente, quando un’entità si dice particolare o singolare e quando universale, quando un’entità si può identificare e riconoscere come la stessa entità al variare delle sue proprietà, e così via); aspetti di tipo comunicativo (una comunicazione può dirsi ben riuscita solo quando i partecipanti al dialogo convergono circa la comprensione delle strutture di base della realtà; uno degli scopi della ontologia è individuare le migliori classificazioni della realtà affinché fra coloro che sono coinvolti nel dialogo vi sia il maggior consenso possibile).
I tre tipi di approccio che caratterizzano l’ontologia – definitorio, classificatorio, comunicativo - vanno incontro a esigenze che in alcuni settori scientifici stanno emergendo in modo impellente. Negli ultimi cinquant’anni, infatti, lo sviluppo di nuove tecnologie e l’infittirsi delle relazioni fra persone di parti opposte del globo hanno portato a una crescita esponenziale di dati da comprendere e classificare. La marea di informazioni è tale da richiedere una trattazione ontologica, ossia criteri trasparenti di concettualizzazione che ne facilitino la fruizione da parte di un numero molto grande di persone.
I membri della comunità scientifica globale parlano inevitabilmente linguaggi differenti, usano terminologie differenti, descrivono i risultati delle loro ricerche in modi differenti. Compito dell’indagine ontologica, in questo caso, è organizzare e sistematizzare tali risultati secondo strutture di proposizioni fondate su un numero limitato di concetti e principi. In modo da fornire intelaiature concettuali precise e condivise alla grande massa di informazioni.
Esiste poi un interesse che, come si è detto, procede dalla filosofia, e più specificamente dall’ontologia, per investire particolari ambiti scientifici e conoscitivi.
Tale interesse risponde a due principali esigenze. La prima esigenza rispecchia la necessità di affermare – in un ambiente, come quello italiano, ancora così fortemente improntato a studi storico-filosofici - modalità teoriche di risoluzione dei problemi costruite sulla base di comparazioni fra teorie, modelli e schemi concettuali fra loro alternativi. La seconda esigenza consiste nella necessità di sollecitare e istituire un modo di fare filosofia che da teorico si faccia applicativo. In questo senso, l’idea del laboratorio è da prendersi alla lettera: la finalità del progetto è infatti quella di creare un luogo in cui filosofi e scienziati possano incontrarsi per discutere e elaborare strategie di classificazione e organizzazione dei dati che siano il più possibile condivise ed efficaci nel rappresentare la realtà che, di volta in volta, si tratta di descrivere.
Anche una quota sempre più rilevante dell’Information Technology necessita di una consistente applicazione degli studi filosofici all’ontologia per la realizzazione di sistemi software evoluti.
In particolare, gli approcci definitorio e classificatorio dell’ontologia sono fondamentali nel modellare sistemi informativi di nuova concezione, la cui sfida è ricondurre l’enorme quantità di dati già disponibili verso una forma evoluta di rappresentazione della conoscenza. Ossia una nuova classe di applicazioni software in grado di eseguire inferenze, induzioni, e gestione automatica dell’informazione a supporto del lavoro degli esseri umani. La rilevanza di questo nuovo ambito di soluzioni è assai notevole, ad esempio, nei sistemi evoluti di e-healthcare, sia nel campo della ricerca, sia in campo diagnostico e terapeutico.
L’approccio comunicativo dell’ontologia, inoltre, risulta centrale nell’implementazione di sistemi di interscambio informativo e di system integration tra organizzazioni distribuite su scala geografica locale o planetaria.
Gli scenari evolutivi attualmente descritti sotto il nome di Web 3.0, primo fra tutti l’effettiva introduzione delle tecnologie del Semantic Web all’interno dei sistemi informativi, così come la distribuzione e la riconciliazione automatica di informazioni tra applicazioni eterogenee, sono candidati ideali ad un rapporto interdisciplinare tra scienze filosofiche ed ingegneria del software. Il lavoro comune di questi ambiti, solo in apparenza così diversi, favorirà la crescita e l’adozione, anche nel nostro paese, delle metodologie di ontology engineering, componenti indispensabili dell’innovazione tecnologica.
per informazioni:
http://www.alessandrobemporad.it/
lanfredini@philos.unifi.it