Epistemologia Morale

 

Introduzione

 

L’epistemologia morale è un ambito della riflessione filosofica che pertiene alla teoria etica ma anche alla teoria della conoscenza. Si occupa della possibilità, dell’oggettività e della presunta specificità della conoscenza morale.

Fin dall’antichità i filosofi si sono domandati se la verità morale fosse una, nessuna o molte, se si conoscono per intuizione razionale o sono invece il frutto di persuasione, oppure il risultato di un complicato processo educativo che coinvolge le emozioni quanto le cognizioni. Nella prima metà del XX secolo, in parte per reazione all’intuizionismo razionalista di G.E. Moore, si afferma il non-cognitivismo, la tesi che i giudizi morali non sono veicolo di conoscenza ma espressioni di emozioni, sentimenti ed atteggiamenti (di cui appunto si nega una qualche componente cognitiva), Il non-cognitivismo di A.J. Ayer, C. Stevenson, R.M. Hare domina quasi incontrastato fino agli anni 70. Il cognitivismo rimane una posizione di minoranza, difesa su basi aristoteliche e tomiste (P. Foot, E. Anscombe, P. Geach), o platoniche (I. Murdoch).

Si attribuisce a John Rawls la cosiddetta svolta anti-metaeticista e anche anti-metafisica. Per Rawls le questioni sulla natura dell’etica e del disaccordo morale sono subordinate a preoccupazioni sostantive di tipo politico e non-metafisico, da affrontare sulla base di argomenti sostantivi. Ma da questo apparente stallo della meta-etica, è sorto un dibattito sulla conoscenza morale ben più articolato e raffinato di quello che caratterizza la metaetica d’inizio secolo, e che ha aperto nuovi fronti di discussione su questioni tradizionalmente di pertinenza della metafisica, della filosofia della mente e della psicologia morale e la teoria dell’azione.

Si assiste oggi ad una discussione serrata tra posizioni che sovvertono le divisioni tra realismo e anti-realismo, naturalismo e anti-naturalismo, razionalismo e teorie della sensibilità. Il nostro progetto è farvi partecipi di questi dibattiti.